Su FRANKENSTEIN (A LOVE STORY)
Frankenstein (a love story) è propriamente «une valse à trois temps» giocata fra la veglia e il sonno,
fra tre figure che finiscono per sovrapporsi. «Io contengo Victor che contiene la Creatura che contiene Mary Shelley che contiene Victor» e così via, come inquelle bamboline russe che stanno l’una dentro l’altra. Ma a chi appartiene quell’io? Alla fine sono tutti e tre sul palco, accomunati dalla maschera di un mostro che rivendica il diritto di avere un’altra compagna simile a lei, il diritto a riprodursi liberamente. Siamo simbionti su un pianeta simbiotico, avevano già detto. Cosa distingue l’umano dalle altre creature biologiche? Cosa lo distingue dalle macchine? Forse è tempo per una nuova specie, dare vita alla materia inanimata, pensare una macchina artificiale capace di crescere, di moltiplicarsi. Forse è l’ultima porta che si apre di fronte allo spettatore.
Gianni Manzella – Il Manifesto – 21 ottobre 2023
I Motus hanno continuato a sfidare la coscienza e i pregiudizi del proprio pubblico sui temi della diversità e dell’identità con spettacoli immaginosi e radicali, come questo Frankenstein (a love story)(..) che rilegge
la leggenda del mostro inventato in laboratorio dallo scienziato Victor Frankenstein a partire dal poderoso romanzo di Mary Shelley. Filosofica e fantascientifica, visionaria e (quasi) tecnologica, quella storia si intreccia nel lavoro dei Motus all’inquieta, complessa e spesso dolorosa biografia dell’autrice, e ai recenti gender studies, alla filosofia postumana, alle teorie dell’interspecismo, fusi in una drammaturgia di Ilenia Caleo.
Anna Bandettini – La Repubblica – 20 ottobre 2023
In questo gioco di specchi, la compagnia riminese inserisce tutta una serie di visioni scientifico-antropologiche e fantascientifiche – tramite il lavoro di riscrittura drammaturgica, come quelle della filosofa Donna Haraway, capo-scuola della teoria cyborg (una branca del pensiero femminista che studia il rapporto tra scienza e identità di genere) o di Lynn Margulls, la biologa ideatrice della “Teoria endosimbiotica”, visioni volte a integrare e sbalzare il mito di Frankensteinin un “qui e ora” totale, trasformandolo in un’opera immersa nella follia del mondo, un’opera-corpo sulla quale si riflettono tutti gli incubi di una realtà che, purtroppo, non fatica più a contenerli, tanto ne è invasa e impregnata. Una realtà in cui sempre di più le creature umane e di altre specie che non hanno potere, possedimenti, denaro non hanno nemmeno diritti. Alla fine, il vero e unico mostro in questa storia è l’egotismo.
Alessandro Fogli – Corriere Romagna – 17 ottobre 2023
Il termine «mostro» deriva dal latino «monstrum», che significa, secondo il vocabolario Treccani,
«prodigio», «fatto o fenomeno portentoso, eccezionale, in senso sia positivo sia negativo» (…) Voglio dire, insomma, che credo che «Frankenstein (a love story)» – ideazione e regia di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, drammaturgia di Ilenia Caleo – si fondi, con acume e inventiva straordinari, su questa presa di posizione, ad un tempo sorprendente e convincente: il «mostro», qui, è l’atto creativo dell’artista, considerato sia nel punto del concepimento che nel punto dell’effettuazione.
Si tratta, pressoché superfluo aggiungerlo, di una presa di posizione assolutamente fondata: stante il fatto che la storia della Creatura e del suo creatore non si svolge naturalmente, ossia di per sé, ma risulta sempre dalla mediazione di qualcuno.
Enrico Fiore – Controscena.net – 14 ottobre 2023
Rassegna stampa Frankenstein (A love story)
Su OF THE NIGHTINGALE I ENVY THE FATE + YOU WERE NOTHING BUT WIND
Rassegna stampa Of the nightingale i envy the fate +You were nothing but wind
Su TUTTO BRUCIA
“Un rito maieutico di rinascita, nel quale Ecuba e le donne di ieri e di oggi si fanno levatrici attraverso il proprio dolore.
È il parto simbolico di una vita nuova che sembra scaturire dall’ammasso di cenere che invade il palcoscenico e dalla metamorfosi – in animale, pietra, aria – necessaria per sopravvivere a un dolore che supera i limiti umani. Spettacolo complesso, che mette alla prova e può respingere. Un rischio che la compagnia Motus si prende, convinta – ed è un bene – che il teatro non debba solo rasserenarci, ma anche portarci sull’orlo del precipizio e farci guardare in basso. Per poi uscire a riveder le stelle.”
Alessandra Agosti – Giornale di Vicenza – 15 novembre 2022
“Con ogni nuova creazione dei Motus, ci sono questioni che rimangono e che perseguono attraverso la risorsa teatrale come attivismo politico e poetico. La tragedia dei migranti è uno di questi temi. […] Una pièce teatrale che porta con sé un manifesto transfemminista, annunciato alla fine da Ecuba (Silvia Calderoni), dove si apre la possibilità di un nuovo mondo, fondato e cresciuto da donne forti, con voce e molto da dire. È anche un inno alla trasformazione, alla riconnessione con la natura, all’attaccamento a quelle questioni vitali che fanno parte del paesaggio del pianeta che stiamo distruggendo.”
Claudia Galhós – Expresso – 5 ottobre 2022
“Una rappresentazione lunare, perché forse abbiamo trasformato il mondo in un luogo inabitabile come la luna. Uno spettacolo che prende spunto da Le Troiane di Euripide per dire qualcosa sull’oscurità del nostro mondo. Motus è una delle compagnie più interessanti sulla scena europea. Realizza pezzi cupi e animaleschi, spettacoli che sono concerti, danze infuocate.”
Javier Hernando Herráez – Teatron – 28 settembre 2022
“Con Jim Morrison la tragedia ha incontrato il rock. Motus agguantò Nick Cave per il mito, scosse Artaud per darci Antigone, e ora Tutto brucia che Enrico Casagrande e Daniela Nicolò estraggono da Le Troiane di Euripide con parole pure di Sartre è un autorevole falò scenico e sonoro.”
Rodolfo di Giammarco – La Repubblica – 16 settembre 2021
“In Tutto brucia le due interpreti si fanno portatrici di epigrafi tensive, di una gestualità fonetica ipertrofica e rovinosa che mostra la nudità dei corpi e la loro resa al destino.”
Paolo Ruffini – liminateatri – 26 settembre 2021
Rassegna stampa Tutto brucia
Su RIP IT UP AND START AGAIN
“Nasciamo già dentro a un flusso di immagini, parole e suoni dove tutto è già merce ed è già significante. Nulla è più autentico eppure nulla è irrimediabilmente perduto. Perché la grande scommessa di Rip It Up and Start Again è proprio che in mezzo a tutto questa passione retro sia possibile comunque trovare un desiderio di qualcosa di assolutamente nuovo e singolare”.
Pietro Bianchi – Dinamo Press – 07 giugno 2019
“I Motus non si pongono come veterani teatranti dal sapere taumaturgico, ma coabitano la scena […] e cooperano alla scrittura al pari degli allievi. Non veicolano i corpi dei giovani in una modalità recitativa, non li inscatolano in un prodotto vendibile: lasciano che siano sé stessi, che si offrano nella semplicità di un quotidiano dirompente”.
Luca Sant’Ambrogio – Krapp’s Last Post – 12 giugno 2019
“Si avvicendano i 15 giovani attori al microfono, ci mettono la faccia e la voce per far risuonare tutta l’irruenza di una gara all’ultimo karaoke che mette in palio il premio più ambito: l’affermazione di sé, la lotta per l’esistenza e la trasgressiva resistenza”.
Alessandra Pace – Milano Teatri – 10 giugno 2019
Rassegna stampa Rip it up and start again
Su PANORAMA
“Un crogiuolo meraviglioso di etnie e culture, sono tutti migranti. Tratti somatici mescolati rimbalzano sugli schermi, al centro e sui due lati, mentre ferve l’attività ai tavoli posti ai lati della scena. Il mondo intero si compone. Fino a rendere la sostanza di Panorama un grido politico per il diritto della persona ad essere ciò che sente di essere, lì dove vuole”.
Mariateresa Surianello – Il Manifesto – 03 novembre 2018
“Un’intelligenza corrosiva che rivendica la libertà di transizione, il diritto alla non-appartenenza e alla nostra condizione irrimediabilmente mista e dichiara che un luogo già garante di questa libertà c’è ed è il teatro, spazio per antonomasia di nomadismo dell’io, di identità molteplici e complesse, senza frontiere e luogo di accoglienza”.
Anna Bandettini – la Repubblica – 06 maggio 2018
“Ci insegnano fin da bambini, se siamo fortunati, che gli individui non sono mai solo la somma delle loro parti biologiche e sociologiche. Ma raramente ho visto un esempio più caloroso e coinvolgente di questa ribellione alla statistica di quello offerto da Panorama. […] Si lascia sempre una produzione di Motus con la sensazione di aver passato del tempo in mezzo a una folla che si va continuamente moltiplicando. Ogni persona in scena contiene moltitudini. […] In Panorama uno strip-tease implica inevitabilmente il togliersi di dosso un’infinità di strati. Ma arrivare alla pelle nuda non è nemmeno lontanamente la fine del processo. La forma, la consistenza, il colore di quella pelle potrebbero offrire qualche indizio sulla persona che ne è racchiusa. Ma arrivati a questo punto si è imparato – molto più profondamente di quanto qualsiasi corso di etica potrebbe insegnare – che le superfici sono solo l’inizio, e che le pelli sono fatte per essere lasciate cadere e mutare.”
Ben Brantley – The New York Times – 12 gennaio 2018
“Motus torna in uno dei suoi luoghi preferiti, La MaMa nell’East Village, per considerare la possibilità di un mondo non incatenato dal nazionalismo – e, diavolo, anche dalla nozione stessa di nazione – nello spettacolo-performance Panorama, dalla costruzione a macchia d’olio, che suggerisce che migrare è semplicemente fare quello che viene naturalmente”.
Ben Brantley – The New York Times – 11 gennaio 2018
“Motus, come punto di riferimento della narrazione della verità contemporanea, è feroce e risoluto”.
Bob Schuman – Stage Voices – 11 gennaio 2018
“Animazione, danza, musica e patatine cheetos danno vita a un mondo infinitamente immaginativo, dominato dalla curiosità invece che dai confini. Panorama culmina in un affascinante e vertiginoso palinsesto di scambio di corpi, lasciando il pubblico allegramente incerto di dove questi corpi iniziano e finiscono”.
Adil Mansoor – Contemporary Performance – 10 gennaio 2018
“Lo spettacolo usa tecnologia complessa (proiezioni video che combinano immagini riprese in diretta e filmati registrati) in un modo che risulta organico per tutto il tempo, ma contiene anche molti momenti decisamente frammentari. Questo paradosso produce del teatro incredibile”.
YesBroadway – 7 gennaio 2018
Rassegna stampa Panorama
Su ÜBER RAFFICHE (nude expanded version)
“Come i bambini che finiscono per non distinguere tra realtà e finzione, fondando arte e vita nell’immaginazione, così in « Über Raffiche » lo spettatore resta incantato e incapace di fare un gesto, in apparenza logico : alzarsi dopo aver notato che siamo al secondo o terzo giro della stessa azione. […] Insomma, si resta prigionieri della drammaturgia e ci si augura che non finisca mai. Un esempio di quella magia da adulti che solo il teatro può creare, perché solo il teatro mette in rapporto diretto le emozioni dei performer con quelle del pubblico”.
Wlodek Goldkorn – L’Espresso – 17 Luglio 2017
“L’attesa è colorata di un climax crescente, probabilmente mai portato alle estreme conseguenze, eppure con un acme e una fine. Questi due elementi così opposti alla meravigliosa e infinita attesa sospesa, al gustoso e insaziabile ritmo crescente, generano una rottura completamente discordante dall’effetto del loop”.
Manuela Rossetti – Krapp’s Last Post – 19 Settembre 2017
“La complessità dell’atlante delineato dallo sguardo e dalla scrittura dei MOTUS incontra una scelta registica decisa che fa della ripetizione, della stereotopia motoria, dell’ironia, e dell’iperrealismo i suoi punti di forza. […] L’abilità delle attrici di destreggiarsi tra gli elementi della partitura, i tempi della sceneggiatura, il ritmo della musica e le reazioni del pubblico ipnotizza e lascia gli spettatori ancorati alle sedie”.
Joele Sahel Schiavone – L’Amletico – 14 Settembre 2017
Rassegna stampa Über Raffiche
Su MDLSX
“Silvia Calderoni dev’essere fatta di mercurio, o di qualche improbabile elemento liquido ancora da scoprire. Sicuramente nessun corpo composto di materia mortale potrebbe subire le imprevedibili trasformazioni ottenute da questa eccezionale attrice in MDLSX. Un lavoro che mescola le percezioni, ad opera della rivoluzionaria compagnia teatrale italiana Motus”.
Ben Brantley – The New York Times – 10 Gennaio 2016
“Mi sono innamorata di un lirismo patinato che riluce di riflessi fluorescenti, di colori polposi e inebrianti; mi ha sedotta l’intimità esplosa e avvolgente che sottomette la distrazione, la imbavaglia e la costringe a guardare”.
Lucia Medri – Teatro e Critica – 4 Settembre 2015
“Motus lavora sulle odierne faglie aperte in un denso tessuto storico e culturale, mentre tentano di ripensare gli strumenti e le pratiche del teatro […]. I tratti del personaggio di Silvia si dissolvono in un personaggio teatrale, il cui genere è mutevole, perché è a questo che l’attore si è sottoposto sin dall’alba dei tempi. […]. Motus e Silvia Calderoni ci ricordano con sconcertante forza che, una volta calato nel personaggio, l’attore non è né maschio né femmina”
Jean Louis Perrier – Mouvement – 4 Agosto 2015
“Su quel piano inclinato si scivola verso un cuore di tenebra che dice la difficile conquista di una propria identità, fuori da stereotipi e pregiudizi. Ecco come si può fare teatro in modo politico”.
Gianni Manzella – Il Manifesto – 25 Luglio 2015
“Un lavoro sui confini, la musica, il corpo, il vischioso sé, l’immagine proiettata in un tondo sul fondale , che riprende e svela particolari, come nel glorioso Rooms, che devia, porta altrove, un darsi tra verità e finzione, tra spreco e calcolo, che chiede allo spettatore di lasciarsi incendiare, contagiare, di mettere ordine nelle sensazioni forti, negli stimoli concettuali, altrettanto forti, negli schiaffi esistenziali, negli incerti confini”.
Massimo Marino – Doppiozero.com – 23 Luglio 2015
“…il pubblico resta ipnotizzato, commosso, stupito, non tanto per l’indubbia bellezza formale di quello che si vede sul palcoscenico, ma per il coraggio, estremo e radicale della performer. E anche per la sua bravura; che unisce la spontaneità quasi animalesca (da sempre la cifra della Calderoni) con un controllo quasi maniacale di ogni gesto e movimento[…]. Non è esibizionismo, ma al contrario una messa in gioco radicale (ma senza autolesionismo come talvolta accade in questo tipo di messe in scena) della propria identità di genere”.
Wlodek Goldkorn – L’Espresso – 22 Luglio 2015
Rassegna stampa MDLSX
Su NELLA TEMPESTA
“[…] la compagni teatrale Motus è la più veramente rivoluzionaria in città. […] Nella Tempesta è un grido a gola spiegata ai giovani delusi ad alzare i loro posteriori collettivi, scuotersi dalle loro catene e fare qualcosa. Ideato e diretto da Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, questa produzione trasforma un cast di sei persone e un assortimento di coperte in un giovanemoto di 80 minuti che probabilmente lascerà scossi e sconvolti anche gli spettatori più cinici”.
Ben Brantley – The New York Times – 12th December 2014
“Non convenzionale e provocatorio, per alcuni irriverente per i più coinvolgente, poetico ed emozionante: in una parola Motus con Nella Tempesta porta in scena l’ultima tappa di un percorso creativo internazionale in perenne bilico tra passato e futuro, e dove il ricorso ai capolavori classici serve per riflettere sulle deformazioni del presente”.
Roberto Canavesi – TeatroTeatro.it
“Motus la lezione del Living l’ha assimilata ma l’ha anche resa pertinente all’ambiente culturale e mediale contemporaneo”.
Laura Gemini – Dars
“Un atto di resistenza per non perdersi in questa maledetta tempesta”.
Paolo Cervone, Il Corriere della Sera
Rassegna stampa Nella Tempesta
Su SYRMA ANTIGONES
“I Motus, in questo senso, sembrano essersi realmente posti in ascolto, sembrano capaci di avvertire questa disponibilità come nuova urgenza e sanno esplicitarla, sia leggendo il mondo coi mezzi di un’autentica ricerca teatrale, sia cercando di capire, e di chiarire, quale possa essere la posizione in questo mondo tanto di loro stessi […] quanto delle giovani generazioni che a questo mondo si volgono proponendo nuove chiavi di lettura e nuovi linguaggi artistici”.
Paolo Randazzo – Dramma.it – 13 agosto 2010
“Per me la più grande rivelazione quest’anno è la feroce compagnia teatrale Motus, il cui Too Late! (antigone) contest #2 prende una serie di ingredienti logori (esercizi sugli animali da scuola di recitazione, interpretazione moderna di un testo classico, meta-commento) e li mette in scena con tali slancio e abilità che risultano freschi. Recitato (con sopratitoli) da due spavaldi performers, Silvia Calderoni e Vladimir Aleksic, asciuga la tragedia greca fino a uno spettacolo dagli alti rischi comunicati con viscerali gesti teatrali. Comincia da un abbraccio molto stretto che in un istante incapsula il misto di amore e violenza che caratterizza le relazioni sul palco”.
Jason Zinoman – New York Times – 12 Gennaio 2011
“Assediano non-luoghi nelle periferie oppure mettono in scena diverse espressioni di rabbia politica, da Genet, Pasolini e Fassbinder ad Antigone oggi. Dissezionano i testi, li frammentano, il meglio per far parlere gli eventi che stanno scuotendo il nostro mondo. La compagnia italiana Motus ci sta facendo domande dirette”.
Bruno Tackles – Mouvement – Ottobre-Dicembre 2010
“Rifiutando di fare un teatro al riparo dal mondo o di assumere che “l’esterno non esiste”, Motus adatta la sua ricerca formale al deterioramento dell’esplosiva situazione politica e sociale del momento, rendendo il teatro un luogo di memoria per la riflessione tanto quanto per l’azione. Essendo divenuti creatori della scena europea che non possono essere ignorati, i membri della compagnia Motus, poeti dell’urgenza, vanno visti al più presto!”.
Catherine Robert – La Terrasse – Febbraio 2011
Rassegna stampa Syrma Antigones