Progetto Frankenstein

Quando si parla di odio è necessario porsi la domanda: “Chi odia, perché odia? Quali rapporti di potere si trovano in queste persone?”
(Odio, Şeida Kurt)

La nuova creatura di Motus, Frankenstein_diptych (love story + history of hate), è ora un mostro a due teste.
Riuniti in forma di dittico, i due capitoli del progetto dedicato alla figura di Frankenstein affrontano le polarità dell’esistenza umana – amore e odio, creazione e distruzione, desiderio e rifiuto – e interrogano le fragilità che definiscono la nostra condizione contemporanea, affondando su cosa significa sentirsi fuori dal mondo.
Nel comporre e de-comporre l’opera di Mary Shelley, Frankenstein, or The Modern Prometheus (1818), Motus trasforma il mito romantico in grido di allarme e richiesta di empatia in questa “nuova era oscura” e compie un’indagine sulle relazioni che fondano o distruggono la possibilità stessa di vivere insieme.
Frankenstein_diptych non si limita a rievocare un mito letterario, ma lo rilancia come specchio politico della contemporaneità: cosa accade quando non troviamo ascolto e quando l’alterità viene percepita come minaccia e non come possibilità? Il progetto affronta le dinamiche di vulnerabilità e rigetto portando in scena un’opera che è allo stesso tempo riflessione critica e immersione poetica.

In Frankenstein (a love story) 2023, prima parte dello spettacolo, ci si addentra nella solitudine abissale di Mary Shelley e delle sue creature: corpi ibridi, marginali, inquieti, alla ricerca di amore e di relazioni che si rivelano impossibili, affetti non normati, riconoscimenti mai concessi. Qui Motus esplora il confine fragile tra umano e non-umano, tra cura e abbandono, tra desiderio e paura, attraverso i tre personaggi in scena: la creatrice, il creatore e la creatura che sono simbioticamente una sola figura.

Frankenstein (History of Hate) 2025, è il contraccolpo, la conseguenza del rifiuto, dell’incapacità della società di gestire la relazione con l’altro: è ciò che accade quando l’amore – negato e umiliato – si spezza, quando l’incontro fallisce e si trasforma in rigetto e rabbia. Qui la tenerezza implode, la benevolenza si deforma, e il mostro appare tra le fiamme, nel vuoto dell’ascolto, nella ferita della solitudine. Non è nato cattivo: è stato reso tale dalla sofferenza e dall’incomprensione, si è trasformato attraverso lo sguardo altrui.

Frankenstein_diptych (love story + history of hate) è un’indagine politica e viscerale: il mostro non nasce, ma viene fatto nascere da una comunità incapace di riconoscerlo. In questo specchio oscuro si riflette l’attualità di un mondo che respinge, discrimina e produce nuove marginalità, mentre le creature di Motus continuano a cercare, ostinatamente, un posto nel mondo, perché è sui confini che i mostri proliferano, tra i mondi.

 

Come cucitura tra i due movimenti è nata Daemon, tra i fiordi norvegesi nel 2024, una performance site specific che esplora la trasformazione della creatura – in dialogo con la sua creatrice (Mary Shelley/Alexia Sarantopoulou).
Con la collaborazione di Eduard Papescu è nato il workshop per bambini I am alive e il laboratorio/happening per adulti My rage is a silent raving, ideato per la Mama Umbria international e Kampnagel (Hamburg).
A coronare questo lungo viaggio nel marzo 2026 verrà presentato al Museo Mambo di Bologna [ÒDIO], film/documentario vincitore dell’ITALIAN COUNCIL 2024.

 

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