aka Jolly Roger

2026

di bruna bonanno mise en lecture a cura di MOTUS
testo bruna bonanno
regia Daniela Nicolò & Enrico Casagrande (Motus)
con Tomiwa Samson Segun Aina, Nico Guerzoni e Laura Taddeo
scene, luci e ambienti sonori: Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
live electronics Gerarda Avallone (Odia)

Illustrazione di Beatrice Ottaviani

Cosa succede se il dispositivo teatrale viene piratato da un galeone? Può la pratica drammaturgica accogliere l’acqua salata come spazio politico di una democrazia radicale? Come e attraverso quali movimenti? 

aka Jolly Roger è un progetto di scrittura per la scena dal vivo, orientato al di dentro e al di fuori del Jolly Roger, bandiera pirata – simbolo transnazionale, transculturale, extra- territoriale sotto cui si riconoscono comunità in lotta per la libertà, ovvero la liberazione. All’ombra di una bandiera con un teschio che balla, il testo si interroga su cosa sia necessario dirsi prima di compiere un’azione rivoluzionaria e su quali siano le condizioni di possibilità̀ e di pensiero da immettere nelle lotte. Nel tentativo e desiderio di scardinare politiche terra-centriche che obbligano all’appartenenza a un territorio e un continuo atterraggio (basti pensare al lessico interamente terrestre attraverso cui il linguaggio ha circoscritto il nostro modo di concettualizzare e rappresentare il mondo – well-grounded, background, field of research) la drammaturgia sperimenta una pre-scrittura, mobile e trasversale, interamente affidata a un equipaggio pirata che, nelle sue voci e corpi multilingue, continuamente si definisce e (ri)definisce il mondo al di fuori del teatro. 

Una scrittura che si passa di mano in mano come monito di lotte intersezionali con cui poter disegnare confini giurisprudenze, imperativi prospettive alternative – muovendosi, non per gerarchia ma per inciampo contemporaneo, dal Manifesto di Ventotene (1941) e dal suo stratagemma, un pollo arrosto. Le idee sulle terre si diffondono, camminano anche così, con un pollo come mezzo di trasporto di quello che non si può dire – come personaggio che tiene le fila, le corde di discorsi che, per omonimia, s’intrecciano a Polly, ballata del 1729 scritta da John Gay e unica opera di riferimento in cui la protagonista è una donna pirata. 

Navigando per mari e isole, sotto una bandiera che non assolve alla sua funzione di mettere al bando e dunque non delimita e continuamente muta forma, la drammaturgia sperimenta così un’impaginazione clandestina che spinge e attende di uscire al di là della pagina e incontrare tutti quei corpi che, disobbedienti, abitano lo spazio scenico (solo scenico?).

Illustrazione di Beatrice Ottaviani

Contacts

News

✦ Work in progress: Frankenstein (History of Hate) ✦ Scopri Archivio MOTUS e Casa MOTUS ✦ Abbiamo vinto il prestigioso bando dell'Italian Council!