Manfred

2022

ideazione  Maria Alterno e Richard Pareschi

testo  George G. Byron

musica Robert Schumann, Op. 115

musiche originali Donato Di Trapani

live electronics Donato Di Trapani e Angelo Sicurella

voce Maria Alterno

disegno luci Andrea Sanson

direzione tecnica e fonica  Francesco Vitaliti

grafica  Federico Lupo

organizzazione Giulia Monte


produzione madalena reversa con Motus

 

Manfred è l’ecodramma della nostra esistenza, lo spirito del nostro tempo, l’umanità presa a morsi da sé stessa, barcollante in una bufera di ululati lugubri, sullo sfondo di un’apocalisse incombente. È un’immagine visivo-sonora che ci schianta in un mal du siècle post-romantico, avvolta da un alone pesantemente darkeggiante, fatta di buio, angoscianti frequenze e clangori metallici, e trafitta da melanconiche melodie che imprimono antiche memorie di Bellezza.

Scritto nel 1816, l’anno di una crisi climatica globale che spinse a indagare e ripensare il rapporto tra esseri umani e Natura, in Manfred prende vita una riflessione multiforme, che è ecologica.

Spirituale ed esistenziale allo stesso tempo, e che si protende avanguardista verso una forma di mal du siècle post-romantico. Byron si ribella al concetto romantico di Natura e genera una consapevolezza ambientale non ortodossa, che applica al senso dell’ambiente una forma di scetticismo. La Natura come esperienza estetico-contemplativa non è più sufficiente, e Manfred prende la forma di un ecodramma, in cui l’essere umano e le forze naturali sono agenti di un rapporto ambiguo, di fusione e separazione, dialogante e in conflitto. La sfiducia nei confronti delle interrelazioni fra mondo umano e ambito naturale nasce dall’idea che la coscienza umana sia una comunità incarnata di creature, e quest’idea detta e determina l’azione-pensiero di Manfred. Non c’è possibilità di espiazione, esiste solo una colpa non rivelata, e l’angoscia di vivere in un tempo che sembra essere scandito da un fato inesorabile, una condizione ineluttabile che però rappresenta anche “una via di liberazione dai vincoli della condizione umana”. Manfred è un’umanità incastrata nel conflitto tra materia e spirito, nella solitudine tra cielo e terra, isolata in un territorio di confine, dominato dall’incertezza. Half dust half deity, metà cenere e metà deità, noise e sinfonia, questa è l’essenza mista dell’essere umano, che vive un continuo sbalzo tra attaccamento e rinuncia alla Terra, tra il desiderio di dimenticare e di essere dimenticati, lasciarsi andare o essere salvati. Nel 1816 si era da poco entrati nell’Antropocene ma Manfred sembra essere sull’orlo del suo tramonto, al suo estremo atto, dove non è più solo la crisi climatica o la catastrofe ambientale ma la precarietà dilagante che riverbera e si espande in tutti gli ambiti dell’esistenza. Manfred incarna lo spirito del nostro tempo nel disgusto, nell’indigestione estetica, nel dolore, nell’amore irrimediabile, nella solida disperazione, nel “cogito cavalcato dall’angoscia”. Byron voleva che Manfred fosse “impossibile per la scena”, creato per un teatro mentale, pensato per una lettura interiorizzata ed un’esperienza individuale. Manfred ci invita a coinvolgerci intellettualmente, è lo specchio di una proiezione immaginativa, è voce senza soggetto o senza corpo, assume forme non identificabili alla vista. È sottrazione a favore della sinestesia, perché se una possibilità di redenzione esiste, questa sta nella capacità di ergersi sulla propria forza, nel potere dell’immaginazione individuale, nel piantare un seme di speranza nella terra del nulla, dalla quale in lontananza echeggiano antiche melodie.

I was my own destroyer, And will be my own hereafter. Manfred – Act III, scena 4

Bio

Madalena Reversa è un progetto artistico, creato nel 2016 da Maria Alterno e Richard Pareschi, che fonde teatro, arti visive, performance e installazioni.

STATEMENT
La potenza emotiva, di una luce, di un suono, di un oggetto, di un corpo in scena sono sempre stati gli elementi che più di altri hanno attirato la nostra attenzione in teatro. Le nostre creazioni hanno la volontà di creare, attraverso una calcolata combinazione di elementi generatori (luci, suoni, design) atmosfere che sprigionano una certa emozione. Le nostre creazioni si collocano in una zona opaca tra teatro e arti visive, tra performance e installazione, dove l’unico elemento ineludibile è la drammaturgia.

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